Rivista Online, a cura di Paolo Rovera

“Corpo” e “immagine”. Il ritratto di “Dorian Gray”

domenica 29 Luglio 2018

Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde è, benchè, in forma di romanzo, uno studio classico del carattere narcisista.  Anche Dorian Gray, come Narciso si presenta come un giovane di estrema bellezza a cui non corrisponde un’eguale bellezza di carattere. Le belle sembianze di Dorian suscitarono l’interesse di un artista di successo che lo volle come modello di un ritratto; eccitarono anche l’interesse di un dilettante,  Lord Henry, che decise di iniziarlo alle maniere del bel mondo. Così con studiata adulazione, Lord Henry indusse Dorian Gray a pensare di essere speciale per la sua bellezza fisica. Lo convinse che era suo dovere conservarla intatta e così com’era. Uno dei modi per riuscirci era quello di non permettere che nessun forte sentimento disturbasse la  tranquillità della sua mente o lasciasse il segno sul suo corpo. Ma come impedire questo? Dorian divenne ansioso e preoccupato per il suo aspetto.  Pensava che il ritratto avrebbe fissato per sempre sulla tela un giovane radioso, contento, bellissimo, mentre egli sarebbe invecchiato e imbruttito. Pregò chè ciò non si verificasse e fu esaudito: passavano gli anni e Dorian Gray non mostrava alcun segno dell’età e delle fatiche nel viso e nel corpo, a cinquant’anni sembrava ne avesse venti, il suo segreto era il ritratto che invecchiava e mostrava i segni di una vita vissuta  e lui nascondeva quel quadro e non lo guardava mai.  In mancanza di sentimenti trascorreva la vita alla ricerca di sensazioni, seduceva le donne, cosa non difficile per il suo fascino e poi le abbandonava, corrompeva ai vizi e alle droghe i giovani che lo ammiravano, rovinandoli. Condusse all’inizio della sua carriera una giovane attrice al suicidio. Nonostante questo Dorian non provava alcun rimorso. Erano solo in tre a sapere dell’esistenza del ritratto: lui, Lord Henry e il pittore. Quando il pittore gli chiede di fargli vedere il quadro Dorian lo uccide.  Per nascondere il delitto ricatta un precedente ammiratore, che poi si suicida. Alla fine però Dorian non può trattenere oltre la propria curiosità riguardo al ritratto e neppure calmare il crescente tormento interiore. Si avventura così fino al nascondiglio e solleva il telo che copre il dipinto. L’orrore che lo coglie nel vedere quella faccia vecchia, contorta e torturata è troppo forte; Dorian prende un coltello e squarcia la tela. Il mattino dopo un servo lo scopre: a terra davanti al ritratto con un coltello nel cuore, giace un vecchio con viso torturato e contorto. Come potè un giovane così bello diventare un personaggio così? All’inizio la bellezza di Dorian Gray non era superficiale, non era una facciata. Il giovane era bello dentro come lo era fuori. Ma Oscar Wilde era convinto che, e non si sbagliava,  che la natura umana è corruttibile; la persona può essere sedotta da una promessa di potere, di salute, di posizione sociale: questa seduzione è presente nella nostra cultura e favorisce lo sviluppo delle propensioni al narcisismo e al diventarlo. La storia di Dorian Gray è immaginaria, ma l’idea che una persona possa avere un aspetto che contraddice il suo modo di essere interiore è valida: non mostrano nessun segno di affanno o preoccupazione, non permettono che la vita li tocchi e in particolare non permettono agli eventi della vita interiore di raggiungere la superficie della mente o del corpo. Agiscono, attraverso una negazione dei sentimenti, ma proprio così facendo, invece, invecchiano dentro e agiscono come  vittime e contemporaneamente infliggono terribili sofferenze. I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono. Agendo senza sentimenti o quasi tendono ad essere seduttivi o manipolativi e aspirano a ottenere il potere e il controllo sugli altri e per il loro stesso egoismo mancano dei veri valori del sè, cioè padronanza di sè, dignità e integrità.  Ad oggi il tema di Dorian Gray è quanto mai attuale, in una società in cui la ricchezza occupa una posizione più alta della saggezza, la notorietà è più ammirata della dignità e il successo è più importante del rispetto di sè; indicatori di comunicazione di come la cultura stessa sopravvaluti l'”immagine” e si debba definire narcisista.

(*Articolo scientifico).

 

Psicodinamiche. Spiegazione psicologica del ‘Genio’

venerdì 16 Settembre 2016

Qual è la caratteristica principale che distingue il genio da una persona non definibile come tale? E’ la base di sviluppo affettivo nella fase di crescita da bambino. E’ cresciuto in un ambiente di armonia e pace. Il bambino si è trovato in un ambiente o posto senz’altro bello dove ha potuto accudire i propri bisogni elementari con una comprensione amorevole dei genitori molto vicina ai suoi ritmi naturali. In questo senso l’armonia del momento e dei momenti e l’essere osservato con naturalezza hanno coinciso con il sentirsi un tutt’uno con gli altri ( dove per altri si intendono i genitori ). Questo tipo di sviluppo alimenta così, non solo la creatività ma anche la definizione di un Noi più armonico nel bambino per cui il bambino stesso avverte un maggior equilibrio in questo senso del Noi al qual appartiene. Il risultato è la possibilità di stare dentro alla psicodinamica dell’ “Uno per Tutti e Tutti per Uno” ( per il bambino i genitori rappresentano tutti ). Il mantenimento di questa psicodinamica diventerà  la base e il trampolino per realizzare nel mondo della pratica creativa il proprio interesse e talento. L’adulto genio cresciuto in un ambiente naturale svilupperà una dinamica di carattere gruppale cercando di fare qualcosa per favorire gli altri e favorire gli altri a fare qualcosa che appartiene anche a lui: uno per tutti e tutti per uno. Per esempio creare un sogno o una fantasia che desti l’interesse e la fantasia degli altri come faceva cinematograficamente Walt Disney. Si definiscono destinati alla grandezza i geni, proprio perchè hanno avuto uno spazio di crescita più armonico e grande per diventare grande. Questo spazio che ha avuto il genio è quel tipo di vibrazione che si può sentire quando ci si sente vicini al creato.

Shrek! Quando un film è fatto per aiutare a risolvere i problemi della gente.

venerdì 5 Agosto 2016

E’ opinione ammessa che diventare “Narcisisti” vuol dire innamorarsi della propria immagine. L’eccessiva importanza attibuita all’immagine è un indizio della tendenza narcistica della nostra cultura, l’apparire si contrappone al sentire, o per usare termini analoghi l’immagine s’inghiotte i sentimenti.  Spendere ore e ore nella preoccupazione narcisistica è propriamente uno dei mali più allarmanti dell’uomo contemporaneo così come gonfiare le notizie renderle più grandi di quello che sono, nonchè ridimensionare la semplicità sono aspetti comunemente presenti nella quotidianità. Anche una persona che funziona bene, in una cultura narcisistica corre il rischio di esserne contagiata nel senso negativo del termine.  Spiegata così in generale l’opinione su questo argomento è  limitativa quando non si presenta qualcosa fatto per fungere da parallelismo e far capire per esempio quale può essere un nuova lettura, questo per presentare il mio pensiero più distintamente. Questo non vuol dire riferirirsi al  tipo narcisitico, ma riferirsi al tipo di appoggio ( o anaclitico ). *L’uomo ama la donna che nutre, **la donna ama l’uomo che protegge. Il capolavoro di William Steig in Shrek è proprio per decontaminare la cultura narcisistica,  e aiutare le persone a vedere un’altra possibilità. Facendo tesoro del libro dal quale è stato tratto il film, la prima frase del libro è “La sua mamma era bruttissima, e bruttissimo il suo papà: ma Shrek era più brutto di tutti e due messi insieme” e poi “Dovunque passava Shrek, tutti se la svignavano a rotta di collo. Come era contento di essere così repellente! Quando entrò nella sala degli specchi del castello si specchiò e da prima si spaventò alla vista di centinaia di essere orripilanti e poi si rimirò a lungo, compiaciuto che mai di essere esattamente com’era”. Il parallelismo tra Narciso che si innamorò della propria immagine di bellezza e Shrek che si compiaceva di essere esattamente com’era è un’altra  chiave di valutazione del lavoro di William Steig. Ad essere sottile e poetico credo che nel suo piccolo Steig sia stato un grande uomo.1) Quando Shrek entrò nella stanza della principessa rimase a bocca aperta per lo stupore ( specchio ). 2) Là davanti a lui c’era una principessa dalla bruttezza strabiliante. 3) Shrek le azzannò il naso. Lei le mordicchiò l’orecchio. 4 )E così convolarono a giuste nozze il più presto possibile. E da quel giorno vissero orribilmente felici e tragicamente contenti, spaventando a morte chiunque incrociasse la loro strada.

Nota: i corsivi di riferimento del Tipo di appoggio ( o anaclitico ).

Tratto dal libro “Shrek! La vera storia dell’Orco Verde” di William Steig.

(Trailer)

La “Voce della Coscienza”: dove la Psicologia e la Sociologia si incontrano.(*)

venerdì 10 Giugno 2016

La vera amicizia non si può paragonare a un comportamento di gruppo come la struttura di corsa dei 100 metri piani ( atletica ), ma meglio ancora alla, secondo un pensiero interdipendente, “parlata” tra amici priva di circoli viziosi e in sè divertente. Questa per me è una definizione in forma pura. La vera amicizia è anche osservabile dal punto di vista della “relatività della realtà” come un adattamento per l’individuo nell’adattamento con gli altri. Non è nè un gioco, nè un lavoro e richiede in primis interiorizzazione e intelligenza. <<L’interiorizzazione>> è la capacità di sentire il ‘proprio mondo interno’, <<l’intelligenza>> è la capacità generale di affrontare nuove esigenze servendosi funzionalmente del pensiero. In questo minimo batter d’ali di farfalla come potrebbe essere altrimenti possibile sommare 1+2+3+4+5+6+7+8 = ?. Oppure, come si potrebbe percepire o autorecepire ( sensazione ) o raccogliere il materiale necessario per es. di un discorso fatto da Martin Luther King durante un suo viaggio?? In termini analitici è giusto parlare di nessi o nessi psichici, quando ci si riferisce all’interiorizzazione e all’intelligenza, così come di “voce della coscienza” nel caso di autoritarietà. Il decorso di essa in me-my ( Super-Io ) è come una corsa di atleti\e di atletica durante i 100 metri. Per chi avesse coraggio questa mia autodeterminazione descrittiva, con i dovuti rischi di insuccesso, può essere significativamente usata con “pensieri logici” per la crescita e pratica di pattern culturali di cos’è la vera amicizia, nella ricerca impostata di 1 educatore ( persona ), nel campo della sua laurea.

(*) CONTO

ALLA

ROVESCIA.

“Specchio delle mie brame, chi è che portò la luce dal buio?”.

E lo specchio rispose “Friedrich Wilhelm Nietzsche”.

Esempio di ‘Voce della Coscienza’ : il Grillo Parlante di Pinocchio ( Video )

La Logica dell’Ambiente ”domestico”: non c’è rischio di ricaduta.

venerdì 15 Aprile 2016

Ciò che ritengo importante e che è di buon senso palesare è che principalmente una delle attitudini dello Psicologo debba essere quella di avere una qualità e capacità di essere pratico, oltre alla normale esperienza di saper riconoscere il carattere di una persona, e cioè avere la concretezza di saper risolvere un problema pratico, questo perchè molto spesso la persona che si rivolge a un professionista del settore ha anche difficoltà dal punto di vista pratico. Io personalmente ho sempre avuto la sensazione che stare in mezzo alla gente avrebbe facilitato e la comprensione diretta delle persone e la comprensione dei loro problemi pratici durante la quotidianità. Scegliendo pertanto di trascorrere oltre dieci anni in mezzo alla gente anche per questo motivo, ho capito che è più costruttivo prendere le cose partendo dal basso e discorrere con il chimico, il calzolaio, l’educatore così come col muratore, anzichè guardare un film. Dieci anni e più in cui ritengo di aver avuto  la volontà di esercitare la libertà di conoscere i caratteri della gente, stando all’aperto.  Questo è stato il mio tirocinio. Partire dal basso vuol dire non farsi ostacolare dalle proprie fantasie e comprendere che quando una persona dice una cosa quel qualcosa testuale ha una sua verità, almeno per la persona che la dice, questo per me può valere in qualunque posto essa la dica. Diverso è il concetto della Psicologia, perchè non volevo trascurare per mio dovere i fattori di ricaduta che può avere la persona, quando è risaputo che anche nelle migliori delle ipotesi si possono comunque verificare. La letteratura essendo chiara in merito ha sempre sostenuto che nella terapia della nevrosi uno dei punti deboli è e rimane che in molti casi trattati anche gravi, l’ambiente in cui la persona ora in via di guarigione viveva, si opponeva al suo risanamento. Ciò avveniva e avviene nelle forme più disparate, ed è una lacuna dei metodi tradizionali, cioè nonostante i risultati la persona rischiava di ricadere perchè l’ambiente da cui era partita la persona si opponeva al risanamento. Inoltre non si può non tenere conto che nel vissuto personale dell’individuo esiste la necessità dell’appagamento al nutrirsi, che è l’unica pulsione intesa come bisogno vitale che non ha nessuna influenza sulla formazione del carattere e quindi della nevrosi ( dato che la fame è già presente alla nascita) . Nell’ambiente di casa questa necessità intesa come tendenza viene mantenuta e rafforzata proprio dall’ambiente perchè la persona può pensare di poter mangiare.  Un efficace terapia non può prescindere nella gran parte dei casi al superamento del moralismo sociale sussistente, per cui per quanto sia necessario tenere in considerazione l’appagamento della nutrizione altrettanto è fondamentale tenere in considerazione l’altra tendenza che è quella di avere una vita amorosa genitale appagante, indipendentemente da quanto si possa considerare importante il processo di sublimazione  come fattore evidente di una terapia riuscita, cioè per la persona la conversione della sua energia sessuale in interesse lavorativo. E’ evidente che la sublimazione sia un fattore essenziale nel processo di guarigione, ma non credo che sia da considerarsi come l’unico fattore di rilievo nella riuscita di una terapia, perchè l’appagamento della necessità del desiderio sessuale e del desiderio di nutrizione sono, per quei pochi che dal campo della Psicologia si sono occupati anche di Sociologia, fattori  alla base della struttura psichica media di una società concreta. Per cui  non si può parlare solo di sublimazione, perchè  l’ambiente della persona è fondamentale anche per le altre due necessità, per cui se queste due pulsioni sono più libere rispetto al setting di studio tradizionale, perchè appoggiate dall’ambiente la persona scioglierà i suoi conflitti sottostanti con più facilità e non solo ma affronterà la propria cura proprio nell’ambiente che potrebbe opporsi successivamente alla terapia di studio, e questo rappresenta un ragionamento logico o una svolta. Ho usato la parola intelliggibile?